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Sistemi Solari Termici

  1. Quale e’ la differenza tra pannelli solari (collettori) e pannelli fotovoltaici?

    Si tratta di impianti ben diversi fra loro. Sia per i principi della fisica che vanno a sfruttare, sia per i componenti che utilizzano. In estrema sintesi il collettore è un apparato idraulico, mentre il modulo fotovoltaico è un apparato elettrico. Un collettore solare sfrutta la radiazione solare per scaldare l'acqua e alimentare il riscaldamento degli ambienti. Un modulo solare (detto anche modulo fotovoltaico o generatore solare) trasforma direttamente la radiazione solare in corrente elettrica. 

  2. Quanti tipi di solari termici esistono?

    Esistono due tipi di sistemi solari termici.
    I sistemi con pannelli solari a circolazione naturale e i sistemi con pannelli solari a circolazione forzata.
    Semplificando, i sistemi con pannelli solari a circolazione naturale si riconoscono dalla presenza di un serbatoio sopra i pannelli stessi. In realtà le differenze sono assai più marcate (anche per i costi).

  3. Che cos'è un collettore solare?

    Il collettore solare, detto anche pannello solare o pannello solare termico, è un dispositivo atto alla conversione della radiazione solare, in energia termica e al suo trasferimento verso un boiler o accumulatore di A.C.S. per un uso successivo.

  4. I pannelli solari funzionano anche l'inverno?

    L'impianto di pannelli solari funziona 12 mesi all’anno. Ovviamente, durante i mesi invernali (soprattutto da novembre a febbraio) il sole ha un minore rendimento, pertanto i pannelli solari vengono utilizzati in "integrazione" con l’impianto tradizionale, che ne riceve comunque l’acqua pre riscaldata. Quindi si ottiene un risparmio notevole anche d’inverno.
    Per questo non si deve mai escludere i pannelli solari, né tanto meno scaricarli.
    I pannelli solari rimangono in funzione 12 mesi all’anno, garantendo eccezionali prestazioni anche nei mesi più freddi, anche con temperature esterne al di sotto degli 0°C in presenza di radiazione o soleggiamento. 

  5. Quali autorizzazioni sono necessarie per istallare un impianto Solare Termico?

    In linea di principio un impianto solare termico può essere installato senza alcuna autorizzazione: é sufficiente  una semplice dichiarazione di inizio attività, che  sostituisce di fatto un'autorizzazione automatica, come richiesto per qualsiasi tipo di lavoro di manutenzione straordinaria. Se si tratta di un edificio in costruzione è preferibile integrare il tetto solare nella licenza stessa dell'edificio in costruzione. Qualora il tetto o le superfici di copertura dell’abitazione siano “parti comuni” di un condominio, e’ necessario inoltrare apposita richiesta all’amministratore.

Pompe di calore

  1. Come scegliere una pompa di calore?

    Il mercato offre varie tipologie di Pompe di Calore. Per sfruttarne tutte le potenzialità e per raggiungere il massimo risparmio energetico ed economico, è necessario scegliere il modello più idoneo alle proprie esigenze tenendo conto dei seguenti fattori:
    – caratteristiche climatiche del luogo dove deve essere installata la PPC
    – tipo di involucro e livello di isolamento
    – dimensioni dell’abitazione
    – tipo di sorgente che verrà sfruttata dalla pompa di calore (aria esterna, acqua di falda, terreno)

  2. La pompa di calore può anche rinfrescare?

    La pompa di calore viene principalmente utilizzata per generare calore. In base all’installazione e all’applicazione, il calore prodotto può essere sfruttato per scaldare acqua di riscaldamento o acqua sanitaria. Inoltre, a seconda del tipo di pompa o del modo in cui sono collegati idraulicamente i componenti dell’impianto, la pompa di calore può anche essere impiegata per il raffrescamento tramite Fancoil, o pavimento radiante.

  3. Cosa si intende per COP?

    La pompa di calore viene principalmente utilizzata per generare calore. In base all’installazione e all’applicazione, il calore prodotto può essere sfruttato per scaldare acqua di riscaldamento o acqua sanitaria. Inoltre, a seconda del tipo di pompa o del modo in cui sono collegati idraulicamente i componenti dell’impianto, la pompa di calore può anche essere impiegata per il raffrescamento tramite Fancoil, o pavimento radiante.

  4. Dove può essere installata una pompa di calore?

    Pompa di calore aria/acqua: una pompa di questo tipo può essere installata sia all’esterno (giardino, terrazzo o balcone) che all’interno (cantina o ripostiglio).

  5. E' possibile collegare la pompa di calore ad un impianto fotovoltaico esistente?

    Si, il GSE non pone nessuna restrizione a riguardo. Bisogna solo verificare che l’inverter installato sia predisposto per la comunicazione con la Pompa di Calore.

Impianto fotovoltaico con accumulo

  1. Che differenza c'è tra un impianto solare fotovoltaico e un impianto solare termico?

    Pur essendo entrambi alimentati dalla fonte solare, vi è una netta differenza tra queste due tecnologie.
    Nel caso dei moduli fotovoltaici, la radiazione solare è trasformata direttamente in energia elettrica mentre nei pannelli solari termici, l’energia termica del sole viene utilizzata per scaldare l’acqua da utilizzare per uso igienico sanitario o per scaldare gli ambienti.

  2. Cos’è la cella fotovoltaica e quali sono le sue caratteristiche?

    La cella fotovoltaica è l’unità elementare che consente la conversione della radiazione solare in corrente elettrica. Tale dispositivo è costituito da un sottile strato di materiale semiconduttore, in genere silicio, opportunamente trattato chimicamente e meccanicamente. Generalmente la cella ha uno spessore variabile tra 0,25 e 0,35 mm ed una forma quadrata di superficie pari a 125 cm2 e produce con un irraggiamento di 1 kW/mq ad una temperatura di 25 °C una corrente compresa tra i 3 e i 4 Ampere e una tensione di 0,5 V.

    La cella fotovoltaica esposta alla radiazione solare si comporta come un “generatore di corrente elettrica”. E’ interessante valutare il comportamento di una cella fotovoltaica in funzione della variazione dell’irraggiamento solare e della temperatura: l’incremento della radiazione solare determina un netto aumento del valore della corrente di corto circuito, mentre la tensione a vuoto non subisce sostanziali modifiche. La crescita della temperatura determina una drastica riduzione della tensione a vuoto e conseguentemente la riduzione della potenza generabile.

  3. Cosa si intende con effetto fotovoltaico?

    Ogni anno il sole irradia sulla terra 76.000 miliardi di megawattora (MWh), mentre l’attuale richiesta energetica è circa 36 miliardi di MWh. Questo semplice dato invita a riflettere sulle potenzialità della fonte solare. L’effetto fotovoltaico è basato sulle proprietà di alcuni materiali semiconduttori che, opportunamente trattati, sono in grado di generare istantaneamente elettricità in corrente continua quando colpiti dalla radiazione solare. Il dispositivo elementare alla base della tecnologia fotovoltaica è la cella in silicio opportunamente trattata. Un insieme di celle fotovoltaiche costituisce il modulo fotovoltaico. Più moduli connessi elettricamente fra loro, e fissati meccanicamente nella loro sede di funzionamento, compongono un generatore fotovoltaico. Un generatore fotovoltaico  è in grado di produrre energia in corrente continua. Per permettere l’utilizzo dell’energia prodotta nelle vostre utenze o l’immissione nella rete pubblica, è necessario convertire l’energia in corrente alternata mediante l’inverter.

  4. Gli impianti fotovoltaici con accumulo usufruiscono delle detrazione del 50%?

    Gli impianti fotovoltaici per privati beneficiano di un’interessante agevolazione: le detrazioni fiscali del 50%. Questa detrazione spetta non solamente per moduli ed inverter, ma anche in caso di installazione di una batteria di accumulo. Chi installa un impianto fotovoltaico, dunque, può usufruire delle detrazioni fiscali IRPEF per recuperare, in 10 anni, il 50% delle spese sostenute per la realizzazione dell’impianto.

  5. Cos'è lo scambio sul posto?

    Consente di immettere in rete l’energia elettrica prodotta da un impianto privato di produzione di energia elettrica, ma non immediatamente autoconsumata, per poi prelevarla in un momento successivo per soddisfare i propri consumi elettrici. Il servizio di scambio sul posto è regolato su base economica dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) in forma di contributo finanziario associato alla valorizzazione, a prezzi di mercato, dell’energia scambiata con la rete elettrica.

Solar Cooling

  1. Cos'è il Solar Cooling?

    Il Solar Cooling è la soluzione che maggiormente trova successo oggiorno nella ricerca di sempre nuove strategie nell'ambito del riscaldamento e della climatizzazione della casa passiva: il perfetto abbinamento tra pannelli solari termici e uno speciale sistema che produce aria fresca permettendo di generare il freddo/fresco necessario, in forma di acqua refrigerata o di aria condizionata, sfruttando l'irraggiamento solare.

    Il sistema di Solar Cooling permette di raffrescare la tipologia di casa passiva in maniera del tutto ecosostenibile, sfruttando un innovativo sistema che va oltre l'installazione di un impianto fotovoltaico, sfruttando l'irraggiamento solare non solo per la generazione di energia per alimentare gli apparecchi elettrici dell'abitazione, ma anche per la climatizzazione estiva di tutti gli ambienti della casa.

  2. Come funziona?

    Il sistema di Solar Cooling, come detto in precedenza, sfrutta le potenzialità dei pannelli solari termici, abbinando l'intero impianto a una sorta di macchina atta alla produzione di freddo di potenza nominale superiore ai 20 kW. I pannelli solari termici del solar cooling devo, però, avere determinati requisiti, per questo le tipologie maggiormente utilizzate sono: pannelli solari termici; panelli sottovuoto e pannelli ad aria.

    Nel solar cooling i pannelli solari assorbono le radiazioni dell'irraggiamento solare e le trasformano in acqua o in aria calda che attraversa la macchina atta alla produzione del freddo, una sorta di frigorifero, che a sua volta la trasforma in acqua o aria fredda. L'acqua o l'aria fredda, in base al processo di trasformazione precedente, viene sfruttata per raffrescare gli ambienti della casa passiva, o nel caso di realtà industriali, questa viene impiegata per il processo di refrigerazione.

  3. Quali vantaggi ha il Solar Cooling?

    Un impianto di condizionamento realizzato con la tecnologia di solar cooling e installato in una casa passiva permette di sfruttare l'energia solare durante tutti i mesi dell'anno e ottenendo vantaggi e benefici che vanno da quelli ambientali, a quelli economici, come: utilizzo di fluidi non inquinanti, come l'acqua o soluzioni saline; basse temperature d'esercizio; basso consumo energetico grazie all'installazione di un assorbitore di potenza nominale non più elevata di 70 kW; il basso inquinamento acustico: il solar colling è molto silenzioso nell'esercizio delle sue funzioni; può essere installato nella parte esterna dell'abitazione e le dimensioni ridotte.

  4. Esistono agevolazioni fiscali per il Solar Cooling?

    L'utente o l'azienda che desidera installare un sistema di solar cooling può fruire delle agevolazioni fiscali della detrazione Irpef al 50% previste per l'esecuzione di interventi di riqualificazione e la realizzazione di un impianto da fonti rinnovabili atto ad incrementare l'efficienza energetica e il mantenimento della temperatura all'interno dell'edificio abitativo.

  5. Il Solar Cooling raffresca soltanto la casa?

    Il Solar Cooling, oltre alla generazione del fresco per il raffrescamento della casa passiva, se utilizzato in abbinamento con i pannelli solari termici, riesce a utilizzare tutta l'acqua calda prodotta dagli impianti solari, in tutte le stagioni dell'anno. Il meccanismo dei pannelli solari termici presenta, però, delle prestazioni ottimali se dotato di impianti solari combinati che permettono di sfruttare le radiazioni solari sia per la produzione di energia elettrica sia per riscaldare l'acqua e soddisfare l'impianto idrico sanitario.

Cogeneratori

  1. Cosa si intende per cogenerazione?

    ​La cogenerazione è la generazione simultanea in un unico processo di energia termica ed elettrica (ed eventualmente meccanica). La cogenerazione utilizza sistemi di generazione tradizionali (ad es. motori a combustione interna, turbine a vapore, turbine a gas, cicli combinati…) dove l’energia termica prodotta viene recuperata e riutilizzata per usi diversi dalla generazione elettrica (ad es. usi industriali, teleriscaldamento, etc…).

  2. Cosa si intende per cogenerazione ad alto rendimento?

    La Cogenerazione ad Alto Rendimento (CAR) è la produzione di energia elettrica/meccanica e termica che rispetti precisi vincoli in termini di risparmio energetico. Tali vincoli sono definiti nel Decreto legislativo 8 febbraio 2007, n. 20, come integrato dal DM 4 agosto 2011. Il testo integrale dei due decreti è scaricabile dal sito del GSE nella sezione “Normativa”.02

  3. Quale regime di sostegno è previsto dalla CAR?

    Le unità di cogenerazione hanno diritto, per ciascun anno solare in cui soddisfino i requisiti di CAR, all’emissione dei Titoli di Efficienza Energetica (o Certificati Bianchi) di tipologia II, in numero proporzionale al risparmio energetico conseguito, se positivo.

    I Certificati Bianchi possono essere utilizzati per assolvere all’obbligo di cui al DM 20 luglio 2004 oppure possono essere oggetto di scambio e contrattazione. In alternativa, l’operatore può richiedere il ritiro da parte del GSE dei Certificati Bianchi a cui ha diritto. Il prezzo di ritiro è quello vigente al momento dell’entrata in esercizio dell’unità e rimane costante per tutto il periodo di incentivazione. Solo per le unità entrate in esercizio prima del DM 5 settembre 2011, il prezzo di ritiro è quello vigente alla data di entrata in vigore del medesimo Decreto.​

  4. A cosa serve la richiesta di valutazione preliminare dei requisiti CAR?

    La richiesta di valutazione preliminare è finalizzata ad accertare che la configurazione impiantistica e la strumentazione di corredo installata presso l’unità permettano di individuare le grandezze necessarie alla verifica del funzionamento come cogenerazione ad alto rendimento.
    Tale richiesta può essere presentata in previsione di una richiesta di accesso al meccanismo di sostegno (rif. art. 7 del DM 5 settembre 2011) oppure può essere finalizzata all’ottenimento della qualifica SEU.
    Al termine dell’istruttoria, per questo tipo di richieste, è previsto l’invio di una lettera di esito che contiene anche eventuali indicazioni sulle modifiche (impiantistiche o di metodo) da apportare ai fini dell’ottenimento del successivo riconoscimento CAR a consuntivo. E’ opportuno, pertanto, presentarla in tempo utile per poter mettere in atto tutte le misure necessarie entro l’inizio del periodo di rendicontazione per il quale si intende presentare richiesta a consuntivo.
    Si ricorda, a tale proposito, che la richiesta di valutazione preliminare può essere presentata in qualunque periodo dell’anno, previo ottenimento del codice CENSIMP di Terna.

  5. Perché ricorrere alla cogenerazione?

    Gli impianti di cogenerazione sono molto importanti innanzitutto per contrastare l’inquinamento e la dipendenza dai combustibili fossili. Inoltre, la cogenerazione permette di risparmiare sui prezzi di produzione di energia, oltre all’opportunità di ricevere incentivi.

Caldaie e Stufe a pellet

  1. Se uso una caldaia a pellet, posso integrare l'impianto termico con pannelli solari?

    Assolutamente sì. Nel caso di caldaie a biocombustibili legnosi viene sempre previsto un accumulo inerziale (o puffer), che non è altro che un serbatoio d’acqua coibentato che serve per accumulare acqua calda che poi verrà rilasciata al momento del bisogno. Questo stoccaggio di acqua calda può essere condiviso anche con altre fonti di generazione di calore, quali ad esempio pannelli solari, pompe di calore o altre caldaie già esistenti.

  2. Usare il pellet per riscaldarsi, significa a lungo andare distruggere i boschi?

    Non è vero, anzi. Usare pellet o legna da ardere o cippato per il riscaldamento significa aiutare il settore forestale a garantire una corretta gestione e manutenzione del bosco. In Italia le foreste si estendono per quasi 10 milioni di ettari, sono per la maggior parte abbandonate o poco gestite, e continuano a crescere! Infatti i boschi italiani crescono ogni anno di un volume pari a 32,5 milioni di metri cubi di legno e solo il 24% di questo incremento viene tagliato e utilizzato come materiale da costruzione o per produrre energia.

    In questo video ti spieghiamo meglio in cosa consiste il lavoro del «forestale» e che cos’è la gestione sostenibile del bosco.

  3. Il pellet ha uno strano odore. E' perchè contiene vernici o colle?

    No, il pellet è prodotto solo con legno vergine (segatura e trucioli), non è ammesso l’uso di legno post-consumo, né il processo produttivo prevede l’impiego di collanti, vernici o trattamenti chimici. Durante il processo produttivo si raggiungono temperature elevate che portano alla fusione della lignina, sostanza naturalmente presente nel legno che funge da collante naturale.

  4. Conto Termico e Detrazioni Fiscali sono la stessa cosa?

    No. Le detrazioni fiscali sono lo strumento che permette di rientrare di una percentuale dell’investimento sostenuto per un determinato intervento attraverso la dichiarazione dei redditi; il rimborso della detrazione fiscale avviene in dieci anni. Essendo legata alle disposizioni delle leggi Finanziarie, la detrazione fiscale e la sua percentuale di rimborso sono decise anno per anno.
    Il Conto Termico invece è un sistema incentivante diretto che arriva a sostenere fino al 65% dell’investimento, nei casi previsti, e che eroga l’incentivo attraverso il bonifico bancario in rate che possono andare da 1, 2 fino a un massimo di 5 anni.

  5. E' vero che il pellet austriaco o di abete o di colore chiaro è sempre di qualità superiore?

    La provenienza geografica, la specie legnosa o le caratteristiche visive del pellet non sono una garanzia della sua qualità. Solo la certificazione lo è. La certificazione ENplus, grazie a un sistema trasparente e vigoroso di controllo lungo tutta la filiera, dalla materia prima alla consegna al consumatore finale, garantisce che il pellet ENplus sia prodotto con la stessa qualità in tutti i Paesi.

Bruciatori a pellet

  1. Devo sempre utilizzare lo stesso tipo di pellet?

    Assolutamente no, è possibile utilizzare differenti tipi di pellet, purchè certificati e di qualità e con caratteristiche dimensionali confrontabili. I nostri prodotti possono poi bruciare tante altre tipologie di combustibile. E' importante però ricordarsi che combustibili diversi possono richiedere una ritaratura dei parametri di combustione. 

  2. Dove posso conservare il pellet?

    E' importante che sia un luogo fresco e asciutto.

  3. E' vero che i bruciatori a pellet si guastano facilmente?

    Assolutamente no: le i bruciatori hanno solo bisogno di manutenzione e pulizia sistematica, operazioni che nei nostri prodotti non portano via, cronometro alla mano, più di 5 minuti ogni due o tre giorni. Anche le operazioni di pulizia straordinaria (del fascio tubiero) sono semplificate dalla presenza di più sportelli di ispezione. Si raccomanda in ogni caso un controllo annuale da parte di un nostro tecnico autorizzato.

Pompe solari e fotovoltaiche

  1. Quanto si risparmia annualmente?

    Il corretto dimensionamento dell’impianto fotovoltaico rispetto ai consumi è il primo elemento che consente un risparmio energetico e quindi economico.
    Altro elemento è l’autoconsumo istantaneo che permette di autoprodurre l’energia che si andrà a consumare, senza immetterla prima in rete per poi riprelevarla.
    Per sfruttare al massimo l’autoconsumo in sito è necessario far funzionare gli apparecchi elettrici di casa nei momenti di produzione dell’impianto, ovvero durante le ore diurne, ore di maggiore irraggiamento.
    In alternativa sarà utile utilizzare un sistema di accumulo con batterie. Questo è il punto successivo. per accumulare di giorno parte dell’energia prodotta e consumarla la sera/notte.

  2. Se c'è un black out ho comunque energia elettrica?

    No, in caso di black out, dovuto all’interruzione dell’energia elettrica da parte del gestore elettrico, la corrente generata dal vostro impianto fotovoltaico non potrà essere utilizzata. Per ovviare al rischio di black-out esistono diversi prodotti muniti di batteria che consentono di alimentare gli aperecchi elettrici.

  3. La grandine rovina l'impianto solare?

    I pannelli fotovoltaici, prima della messa sul mercato, vengono sottoposti a numerosi test, uno dei quali è proprio quello sulla resistenza alla grandine di grosse dimensioni, circa 2,5 cm di diametro. Solamente in seguito al superamento di tale test, il pannello fotovoltaico è garantito, ottiene la certificazione e può essere commercializzato.

  4. I moduli fotovoltaici funzionano anche se non c'è il sole?

    Si, i moduli fotovoltaici sono in grado di catturare ogni piccola radiazione solare e convertirla in energia fruibile per alimentare un’unità abitativa, a patto di seguire le semplici regole di installazione, inclinazione e orientamento dei pannelli.

Illuminazione LED

  1. Dove possono essere utilizzati i LED?

    I LED possono essere utilizzati per: Illuminazione d'architettura; iIlluminazione da intrattenimento; illuminazione commerciale; iIlluminazione residenziale; illuminazione d'emergenza; illuminazione stradale; illuminazione di parcheggi interni ed esterni; illuminazione di refrigerazione; illuminazione di refrigerazione; illuminazione di refrigerazione; illuminazione di refrigerazione; illuminazione di veicoli, camper e natanti; illuminazione di oggetti sensibili ad infrarossi ed ultravioletti; iIlluminazione di segnalazione in genere.

  2. Il LED inquina?

    Il LED non contiene gas nocivi alla salute e non ha sostanze tossiche, a differenza delle fluorescenti e delle lampade a scarica (alogenuri metallici e vapori di sodio, mercurio). Totale assenza di inquinamento luminoso; il LED brilla, ma non satura l'ambiente. Zero sono le emissioni di raggi ultravioletti che in via generale sono dannosi per l'uomo per lunghe esposizioni nel tempo.

  3. Quale risparmio si ha utilizzando il LED?

     Un altro aspetto poco considerato dei LED è il risparmio energetico. I LED sono molto più efficienti delle lampadine a filamento, in altri termini a parità di corrente consumata producono molta più luce. Al di là del risparmio energetico, che è il motivo per cui sono diffusamente impiegati nell'illuminazione pubblica e nei semafori, l'utilità dei LED si percepisce quando si desidera accendere le lampadine dell'auto a motore spento. Che si tratti delle lampadine per gli interni, o le luci di posizioni nel caso si parcheggi in un punto buio, c'è sempre il rischio che lasciando tali luci accese poi si rimanga con la batteria a terra. Impiegando lampadine a LED, il cui consumo è 7-10 volte minore a parità di luminosità, è possibile tenere accese per esempio le luci di posizione ininterrottamente per alcuni giorni, senza scaricare la batteria.

  4. Le lampadine a LED per la casa sono sicure? Possono essere impiegate ovunque?

    Le lampadine a LED possono essere impiegate dovunque, e sono più sicure delle alternative. Infatti, assorbono meno corrente, non si scaldano, non si rompono facilmente (ad esempio a seguito di urti accidentali) e comunque non creano pezzi di vetro e non rilasciano gas pericolosi come certe lampadine al mercurio o tubi al neon. Dunque sono decisamente più sicure e indicate per ambienti frequentati da bambini e animali.

  5. Perché utilizzare i LED anzichè i neon od i tubi fluorescentiI?

    Le tecnologie di illuminazione meno recenti, quali i neon, hanno una durata di vita piuttosto ridotta e talvolta provocano sfarfallii. Le lampade fluorescenti, invece, non sempre sono in grado di garantire un'illuminazione uniforme delle insegne, provocando un effetto "zebra" (illuminazione a strisce). L'utilizzo delle soluzioni LED per insegne garantisce installazioni dagli effetti luminosi molto brillanti ed in grado di catturare l'attenzione, e nell'illuminazione di lettere scatolate, di cassonetti e display proiettano la luce e creano un effetto luminoso perfettamente uniforme, rappresentando così la soluzione ideale per sostituire i tubi fluorescenti o i neon, consentendo, nel contempo, di ridurre considerevolmente i consumi energetici!

Recupero acqua piovana

  1. Perchè installare un serbatoio per il recupero dell'acqua piovana?

    L'acqua recuperata puo' essere usata per irrigare il giardino, bagnare i fiori o l'orto, per il WC o per la lavatrice, ideale anche per lavare l'auto, acquistare e installare un serbatoio é una sana maniera per recuperare durante un'estate, migliaia di litri di ottima acqua piovana (e' naturalmente priva di cloro e di calcare) ed evitare di doverla invece pagare in bolletta!

  2. Come scegliere il serbatoio giusto per me?

    Il serbatoio per acque meteoriche piu' adatto alle vostre necessità sara' sicuramente quello che per forma e colore si inserisce meglio nel contesto del giardino dove verra' posizionato,... naturalmente anche la dimensione dovra' essere adeguata alle superfici e alle necessita' di irrigazione previste. Ci sono varie taglie di serbatoi per tutte le necessita'.

  3. E' necessario svuotare il serbatoio in inverno?

    Sicuramente si. Tutti i serbatoi messi all'esterno dovranno essere vuotati (magari anche protetti) prima che inizino le gelate invernali.

  4. Perchè c'è bisogno di recuperare l'acqua piovana?

    L’acqua è una risorsa che diventa sempre più cara. Il consumo medio aumenta continuamente e ormai ovunque si paga sia la fornitura che lo smaltimento e depurazione, generalmente basato sul consumo d'acqua potabile, quindi per un gruppo familiare diventa un costo sempre piu' importante. Grazie al recupero dell'acqua piovana, possiamo arrivare a risparmiare il 50% del consumo d'acqua potabile. Non ha senso sprecare l'acqua potabile, sempre più costosa, per impieghi che non lo richiedono come appunto irrigare il giardino, bagnare l'orto, o per lavare l'auto.

Ventilazione forzata e Recupero di calore

  1. Cosa vuole dire VMC?

    La ventilazione naturale (cioè quella che avviene aprendo le finestre) viene sostituita da un impianto che estrae l’aria esausta/viziata (calda e umida) e immette aria di rinnovo (fresca, filtrata e pre-riscaldata) negli ambienti. L’impianto è dotato di filtri per l’aria in ingresso che possono avere differenti livelli di filtraggio (da G4 a F8). Inoltre solitamente gli impianti di VMC hanno un recuperatore di calore che permette di recuperare il calore dell’aria esausta e cederlo all’aria di rinnovo.

  2. Cos'è lo scambiatore di calore?

    Lo scambiatore di calore è un elemento che permette all’aria esausta di cedere il calore all’aria fresca di rinnovo senza mescolarsi ad essa. Gli scambiatori più diffusi sono quelli in alluminio: si tratta di elementi composti da tante piccolissime lamelle di alluminio che creano dei piccoli canali attraverso i quali l’aria passa. Nei canali vicini passa l’aria di rinnovo che riesce a pre-riscaldarsi con il calore ceduto dall’aria esausta. Quindi maggiore è la superficie di scambio e maggiore sarà il grado di recupero del calore. I migliori scambiatori sono a flusso incrociato e in controcorrente che possono raggiungere elevate efficienze energetiche con percentuali di recupero del calore superiori al 90%. Inoltre non hanno bisogno di particolari manutenzioni se non il lavaggio con acqua e sapone. Esistono anche altre tipologie di scambiatore: entalpici, rotativi, termodinamici, ecc.

  3. Quanto consuma la ventilazione forzata?

    I ventilatori sono molto efficienti ed il consumo varia in base alla portata d’aria. Da 1 a 40 W (al massimo della portata). Vedi le specifiche schede tecniche. Si ricorda tuttavia che il consumo elettrico va confrontato al recupero termico dello scambiatore. Il bilancio è sempre positivo, cioè i Watt termici recuperati superano sempre i Watt elettrici consumati. Inoltre va ricordato che riscaldare l’aria asciutta costa molto meno che riscaldare l’aria umida!

  4. Che succede se fuori piove o c'è nebbia?

    La VMC è in grado di deumidificare l’aria anche se fuori piove o c’è nebbia, a patto che la temperatura esterna sia inferiore a quella interna. Per capire meglio il concetto dobbiamo ricordarci che l’umidità relativa (quella comunemente indicata in %) è strettamente legata alla temperatura dell’aria. Esempio:

    Esterno con pioggia/forte umidità: 90% di umidità a 5° C sono pari a 6,1 gr/mc (grammi di acqua su metro cubo di aria)

    Interno abitazione: 70% umidità a 20°C significa che nell’aria ci sono 12,1 grammi di acqua su mc di aria.

    Quindi l’aria esterna, pur sembrando più umida, in realtà e più secca. La differenza è di ben 6 grammi al mc!

Fosse di depurazione BIO

  1. Come funziona?

    La fossa biologica è una vasca che raccoglie le acque nere e grigie provenienti dagli scarichi domestici. La fossa biologica sfrutta la naturale azione di sedimentazione per chiarificare la acque. Le sostanza di scarto e i fanghi più pesanti si accumulano sul fondo della vasca dove poi saranno tolti. Per pulire l’acqua, la fossa biologica si appoggia a dei microorganismi e batteri anaerobici che digeriscono tutte le sostanze liquide. Una volta che le acque sono state pulite grazie all’azione dei microorganismi, la fossa biologica Imhoff le disperde nel terreno circostante. Questo tipo di fossa biologica ha proprio questa particolarità ed è installata dove la rete fognaria è molto distante dall’abitazione. La fosse biologiche ei pozzi neri sono regolati da apposite leggi per evitare comportamenti scorretti. Le fosse biologiche devono per forza essere sottoposte a controlli e pulizia. È bene richiedere un servizio di autospurgo Roma almeno una volta l’anno, senza aspettare che l’acqua arrivi al livello di soglia.

  2. Quante camere ci sono?

    Le fosse biologiche  hanno una o più camere per pulire e chiarificare l’acqua. Se la fossa ha un’unica camera è detta monocamerale se invece ce ne sono di più, si hanno fosse bicamerali e tricamerali per organizzare meglio il lavoro di sedimentazione, però anche una fossa monocamerale funziona perfettamente.

  3. Di quali materiali è fatta?

    Le fosse biologiche possono essere fatte di diversi materiali. Il materiale che resta più utilizzato per la costruzione di fosse biologiche e anche pozzi neri è il cemento che conferisce grande resistenza nel tempo e solidità per evitare fuoriuscite. Le fosse biologiche sono realizzate ance in pvc o anche in vetroresina.

  4. Quanto dura?

    Se sottoposta a regolari controlli, la fossa biologica può arrivare a durare anche 40 anni. Prendersi cura della fossa biologica è fondamentale per allungare al sua vita utile.

Motori Stirling

  1. Cos'è il Motore Stirling?

    Il motore stirling è un motore ‘ad aria calda’ che trasforma l’energia termica in lavoro. Questo motore riceve il calore dall’esterno e viene quindi definito motore a combustione esterna. E’ in questo senso che risulta molto simile ai vecchi motori a vapore usati durante la rivoluzione industriale.

  2. Come funziona?

    Il motore stirling si basa su un ciclo chiuso: una massa costante di gas è alternativamente riscaldata, espansa, raffreddata e compressa. Il motore è composto essenzialmente da due pistoni l’hot piston, o pistone motore, e il cold piston, o pistone di spostamento, collocati nei rispettivi cilindri mantenuti a due diverse temperature. Il pistone motore è posto a contatto con uno scambiatore di calore ad alta temperatura, mentre quello di spostamento è a contatto con lo scambiatore a bassa temperatura. Tra i due pistoni si trova il rigeneratore.

    Come fluido termodinamico di lavoro viene utilizzato un gas: aria, azoto, elio o idrogeno (quest'ultimo usato soprattutto nelle versioni ad alto rendimento). Il gas di lavoro si muove tra i due scambiatori di calore: il primo, a contatto termico con la sorgente esterna di calore, riscalda il gas; il secondo, a contatto con il fluido refrigerante, lo raffredda. In questo modo la temperatura e la pressione del gas nei cilindri cambiano continuamente. Il gas quindi segue il comportamento descritto dalla legge dei gas naturali che mette in relazione pressione, volume e temperatura: quando il gas viene scaldato si ha un aumento della pressione ed una conseguente espansione che muove un pistone producendo potenza meccanica. In un secondo momento quando raggiunge la parte meno calda del motore, il gas si raffredda, riducendo la pressione. Inizia qui la fase di compressione, durante la quale il pistone ritorna alla posizione di partenza compiendo meno lavoro.

    Il motore stirling utilizza la differenza di temperatura tra l’estremità calda e quella fredda in modo da stabilire un ciclo di espansione e contrazione del gas all’interno del motore. Si converte così la differenza di temperatura in potenza meccanica: quando viene raggiunta una differenza di temperatura sufficiente tra il punto caldo e il punto freddo del motore, si crea una pulsazione ciclica dei pistoni che quindi si muovono con moto alternato.

    Il motore stirling non necessita di valvole: i due pistoni sono collegati ad un albero motore grazie ad un sistema biella-manovella.

  3. Cos'è il rigeneratore?

    Il rigeneratore è un componente che permette di migliorare il processo di riscaldamento e raffreddamento del fluido di lavoro. Di solito il rigeneratore è costituito da una massa di filo metallico o da una matrice di metallo poroso, posizionata nel condotto che il gas percorre per passare da uno scambiatore di calore all’altro. Quando il rigeneratore viene attraversato dal gas caldo, parte del calore viene temporaneamente trasferito in esso. Successivamente, quando il gas compresso ritorna verso la parte calda del cilindro, questo calore viene restituito al fluido di lavoro (si può quasi dire che il rigeneratore è uno scambiatore di calore ‘a rovescio’). Il rigeneratore quindi immagazzina il calore inutilizzato proveniente dal gas in espansione per poi ridarlo al gas compresso.

  4. Quante configurazioni esistono?

    Il motore stirling presenta diverse configurazioni, tra queste le più importanti e le maggiormente utilizzate sono: la configurazione alfa, la configurazione beta e la configurazione gamma.

Bioedilizia

  1. Quali sono le caratteristiche principali delle case in legno a basso consumo energetico (chiamate anche case ecologiche, case passive, case ad energia quasi zero)?

    Le case ecologiche in legno hanno una lunga storia. Soprattutto nel nord Europa ed in America si realizzano da moltissimi decenni. In Italia invece hanno preso piede da circa una decina d’anni. Le case di legno hanno alcune peculiarità:

    Sono costruite a secco con l’utilizzo di materiali ecosostenibili che utilizzano il legno come materia prima. La struttura portante di queste case è quasi sempre in legno. Ci sono due tipologie principali che identificano la struttura portante di una casa di legno: o xlam, o telaio. Predilegiamo quella a xlam in quanto consente di ottenere una struttura più rigida e quindi meno deformabile e perché è più semplice in fase di cantiere sigillare tutte le giunzioni in modo da garantire una perfetta tenuta all’aria (che si verifica poi con lo specifico blower door test) e prevenire quindi pericolosi passaggi d’aria tra l’interno e l’esterno della casa che potrebbero causare condense interstiziali con marcescenze dei materiali che compongono la parete perimetrale. Inoltre la casa di legno in xlam, avendo tendenzialmente più massa di quella con struttura a telaio, è più fresca d’estate. Sono di solito eseguite con buoni pacchetti di isolamento perimetrale (pareti, copertura, serramenti) in modo da avere di fatto costi di gestione molto contenuti. Hanno tempi di esecuzione particolarmente ridotti (qualche mese) in quanto la prefabbricazione è altamente spinta. Le case in legno nei climi invernali della pianura padana si comportano molto bene; in zone particolarmente umide è necessario scegliere materiali (ad esempio nei cappotti) che non temono l’umidità. In estate invece le case di legno tendono a surriscaldarsi in quando hanno una capacità termica specifica inferiore alle corrispondenti in edilizia tradizionale (muratura). La capacità termica è quella caratteristica che consente ai materiali di assorbire ed immagazzinare calore. L’esempio classico di edifici ad alta capacità termica sono le Chiese: avendo di solito muri molto spessi rimangono fresche molto più a lungo di un edificio normale, senza necessità di un condizionamento. Quindi è fondamentale prevedere già in fase di progettazione delle case in legno un impianto di condizionamento completo ed efficiente. È sempre presente (o dovrebbe sempre esserlo) un impianto di ventilazione forzata con ricambio d’aria automatico che permette un costante rinnovo dell’aria all’interno dell’abitazione. Tale impianto consente quindi la completa eliminazione di odori, aria viziata, umidità e muffe con un recupero del calore di circa il 90%! E’ un impianto che raccomando sempre, consigliato in particolare nelle aree con aria inquinata (ci sono dei filtri che purificano l’aria in ingresso) e per tutte le famiglie con bimbi piccoli. E’ importante capire che anche nelle case in legno possono formarsi delle muffe interne se la casa non viene arieggiata a sufficienza; l’impianto di ventiazione con ricambio d’aria automatico previene ogni problematica e garantisce un confort unico!

  2. Sono migliori le case in legno prefabbricate o le case passive ecologiche in muratura (edilizia tradizionale)?

    E’ una domanda ricorrente e molto importante.Intanto bisogna precisare che stiamo parlando per entrambe le tipologie costruttive di case ecologiche a basso consumo energetico (case passive, passivhaus, case in classe oro Casaclima). Bisogna precisare che sia con le case in legno che con quelle in muratura si possono raggiungere altissimi standard di risparmio energetico, tipico delle case passive o degli edifici ad energia quasi zero. La stessa cosa vale per i livelli di confort, vivibilità degli spazi interni, finiture, impiantistica, ecc. Non esistono degli studi scentifici che dimostrano che una famiglia viva meglio in una casa in legno rispetto ad una realizzata in muratura. Pertanto la scelta ultima spetta solo ai Committenti, fatta in base alle loro convinzioni personali. Sicuramente però le case in legno hanno delle caratteristiche peculiari rispetto a quelle in edilizia tradizionale (muratura, cemento armato, ecc.) (cfr. risposta precedente). Le case ecologiche passive in edilizia trdizionale (muratura) ad esempio rimangono, in generale, più fresche d’estate nel clima caldo umido tipico della Pianura Padana, avendo maggiore massa e quindi capacità termica specifica. Inoltre ad oggi è possibile realizzare una casa ecologica passiva in edilizia tradizionale risparmiando circa un 20% rispetto a quello che si spende per realizzare la medesima casa in legno realizzata da primaria ditta del settore (alziamo le mani per ciò che riguarda l’affidabilità negli anni di una casa in legno realizzata da alcune ditte dell’est europa….). Per contro i tempo di realizzazione di una casa ecologica in muratura è ben maggiore di quello necessario per costruire una casa in legno. Inoltre le case in legno vengono realizzate di solito con materiali ed isolamenti ecocompatibili, ecosostenibili ed ecologici, con un utilizzo ridotto di acqua ed energia.

    Per quanto rigurda la durabilità negli anni, è necessario sapere che le case in legno hanno bisogno di una manutenzione constante negli anni che non può essere “dimenticata”, in quanto potrebbero subire, negli anni e nei decenni, gravi deperimenti, anche strutturali. (la struttura portante è in legno, ed in certe condizioni in legno si decompone, cioè marcisce!).

  3. L'umidità deteriora le case in legno?

    Certo! Per questo la costruzione deve esse realizzata ed assemblata da ditte con grande esperienza. Queste case sono nate in paesi dove il territorio è caratterizzato da una  grande  presenza di falde acquifere superficiali e le nevicate sono abbondanti. Il legno è un materiale igroscopico, assorbe umidità in eccesso e la rilascia in presenza di secchezza dell’ ambiente. Questo è un vantaggio perchè garantisce in modo naturale comfort e salubrità all’ambiente. Le attività svolte all’interno dell’abitazione che producono umidità non causano alcun danno. La parete è costituita da strati di materiali speciali protettivi che la difendono dall’umidità, creando un ambiente privo di muffe. La stessa attenzione vale per l’umidità di risalita dal terreno, un corretto isolamento della platea/cantina risolverà questo problema.

  4. Le case prefabbricate in legno sono antisismiche?

    Si, sono antisismiche.
    Il legno è un materiale con grande resistenza alle sollecitazioni meccaniche, elastico e leggero, definito antisismico per eccellenza, assorbe movimenti sussultori ed ondulatori. La realizzazione di una struttura in legno risponde in modo efficace alle sollecitazioni sismiche e soffio del vento.
    La struttura in legno rispetto a quella in cemento armato si flette ritornando al suo stato iniziale, non crolla e non implode come succede ad una struttura rigida come il cemento armato. I calcoli statici per la struttura fanno riferimento “alla mappa di pericolosità sismica del territorio Nazionale” valutando i rischi della zona e adeguandola alla normativa vigente.
    In Giappone hanno condotto uno studio su un prefabbricato in legno di sette piani simulato un terremoto pari a 7,2 della scala Richter la struttura ha superato la prova sotto gli occhi stupiti degli astanti.

  5. Il prefabbricato in legno è più leggero rispetto alla muratura, come si comporta in presenza del forte vento?

    La struttura è fissata alla soletta in cemento armato tramite staffe in acciaio e tasselli. In base al calcolo statico si determinano il numero e le dimensioni delle staffe o zanche di ancoraggio utilizzate per ancorare le pareti alla soletta. In zone particolarmente ventose o soggette ad eventi quali trombe d’aria o soffio valanga sono gli stessi Comuni a richiedere particolari certificazioni specifiche prima di rilasciare il permesso di costruire.

Solai con giardino pensile

  1. Posso installare un giardino pensile su una terrazza esistente?

    E' possibile se il solaio di copertura ha una portata sufficiente a sostenere la stratigrafia del verde. Per un tetto verde si considera un carico saturo d'acqua di 115 kg/mq mentre per il giardino pensile intensivo leggero ca 215 kg/mq. E' necessario, inoltre, verificare che il manto impermeabile non sia usurato e che sia di tipo 'antiradice' in caso contrario, deve essere risanato o sostituito.

  2. Posso installare su un tetto verde un impianto fotovoltaico?

    Con una struttura adeguata posta sopra il substrato è possibile! Il tetto verde al di sotto del modulo fotovoltaico  permette di abbassare le temperature di lavoro dei moduli fotovoltaici, che riescono a mantenere un rendimento energetico elevato e costante.

  3. Per un giardino pensile posso usare il terreno vegetale?

    No. Bisogna utilizzare un apposito substrato con caratteristiche tali da poter essere utilizzato in copertura e con bassi spessori. Rispetto al terreno vegetale, i substrati alleggeriti, permettono un elevato drenaggio e capacità di assorbimento ed aerazione, per permettere la sopravvivenza della vegetazione in copertura.

  4. Che tipo di piante posso avere in un giardino pensile?

    Oltre al prato è possibile piantare specie di vario genere come, arbusti, cespugli, erbe aromatiche, fino ad alberi di piccolo e medio fusto. A seconda del tipo di vegetazione è necessario aunentare lo spessore del substrato per contenere l'apparato radicale della pianta.

  5. Quanto dura un giardino pensile?

    Se progettato e realizzato a regola d'arte e con l'opportuna manutenzione un giardino pensile non ha limiti di durata.